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Ovvero cosa rispondere al collega del CED quando vi chiederà: “Un SIT qui da noi…sei sicuro? Dove lo mettiamo?

Sapete che nel nostro blog non ci piace parlare con termini iper-tecnici.

Cerchiamo di affrontare concetti anche complessi con esempi o paragoni che possano comunque aiutare a comprendere meglio il nostro mondo e suscitare discussioni con voi.
Il nostro obiettivo è parlare a chi il SIT lo vede come un supporto al proprio lavoro, non il lavoro principale.

Questa volta, sono proprio inguaiato perché francamente non saprei come affrontare in modo “leggero” questo argomento.

Accetto la sfida e farò un po’ il nerd. Del resto l’ultima volta abbiamo parlato di SUV VS SIT, mi perdonerete…

Dunque, vi abbiamo convinto (vero?!?) che il WebGIS è uno strumento che può aiutare il vostro lavoro con questi tre articoli:
https://www.abitat.it/2016/07/06/3-motivi-pdf-online-non-vale-webgis/
https://www.abitat.it/2016/05/30/webgis-sistema-informativo-territoriale-facciamo-chiarezza/
https://www.abitat.it/2016/09/26/perche-non-farti-fare-webgis-tuo-cugino/

Avete successivamente fatto contento il vostro capo come vi abbiamo suggerito in questo articolo:
https://www.abitat.it/2016/09/22/proporre-un-webgis-al-capo-farlo-felice/

E l’hardware per il SIT?

Adesso andate dal vostro collega dei sistemi informativi e lui vi fa la fatidica domanda: “…e dove lo mettiamo?

La risposta?:

DIPENDE

Fermi, non sto prendendo tempo, sto solo dicendo che serve avere le idee chiare sul progetto in modo da poter rispondere alle seguenti domande:
1. Quanti dati deve gestire il mio hardware?
2. Conseguentemente, quante risorse devo prevedere per garantire prestazioni accettabili (ricordiamoci che stiamo parlando di un sistema via Web)
3. Quanto prevedo che i miei dati cambieranno e in che modo?

La domanda numero 1 mi permette di dimensionare correttamente lo spazio su disco.

La domanda 2 di capire se prevedere più macchine (virtuali o no) per gestire eventuali operazioni in background sui dati che velocizzino il sistema (Es. Tiling)

Il terzo quesito è fondamentale per capire se devo pensare alla replica del mio sistema in due ambienti, uno di sviluppo e uno di pubblicazione.

Mi spiego meglio.

Se devo fare a livello di database caricamenti massivi, accodamenti, modifiche continue e importanti (come per esempio se stiamo parlando di una banca dati di reti tecnologiche di complessità medio-alta) diventa rischioso far fare queste operazioni subito nell’ambiente di pubblicazione, potrei correre il rischio che eventuali errori introdotti in fase di modifica compromettano la stabilità del sistema. Se ho decine di colleghi che stanno lavorando in cantiere col tablet e hanno bisogno delle informazioni, e come se stessi operando a cuore aperto.

Detto ciò non spaventiamoci, mi sento di rassicurare che le macchine che servono non hanno le caratteristiche di un server della NASA. L’hardware necessario sarà sicuramente inferiore a quello che già stavate fantasticando mandandomi a quel paese…

Azzardiamo qualche numero

Ipotizziamo un progetto di media complessità, per esempio un SIT contenente dati a livello provinciale con un buon numero di strati informativi caricati sia raster che vettoriali e funzionalità di visualizzazione stampa ed analisi spaziale, senza bisogno di sdoppiamento del server in produzione/pubblicazione.

Per il nostro SIT possiamo stimare un server principale (fisico o virtualizzato) quad-core, con un range da 8 a 12 GB di RAM (il consiglio è di non stare stretti ma anche 8 GB può andare) e uno spazio su disco di 300/400 GB (meglio dividere il sistema operativo dal resto).

L’eventuale macchina secondaria invece è una virtualizzazione con caratteristiche simili alla prima ma con minore RAM, bastano 4 GB (8 consigliati).

Potremmo affrontare anche il discorso dell’housing in server farm, comunque ci verrà chiesto di dimensionare spazio e macchine, quindi le informazioni che servono saranno le stesse.

Il mio primo SIT desktop girava su una macchina Sun che avevamo messo in una stanza a parte (o lei o noi in ufficio), e che costava un occhio della testa.

Adesso…mio figlio, per Natale, intende chiedermi qualcosa di più potente per l’ultimo gioco fighissimo che hanno tutti!!

Scegliendo le giuste tecnologie possiamo dire che questi sistemi non comportano più grossi investimenti nemmeno dal punto di vista dell’hardware. Un altro motivo per rendere felice il tuo capo e questa volta anche il collega del CED.

Ultimo consiglio: i soldi risparmiati investiteli in sicurezza del dato, disaster recovery e business continuity: https://www.datosicuro.com

La sfida oggi è avere i dati al sicuro, sempre accessibili, in ogni condizione.

Photo credit: Leonardo Rizzi via Visualhunt.com / CC BY-SA